È qui la festa? Tante presenze e progetti per la Casa.

Il fatto nuovo sono le donne sconosciute  si avvicinano e chiedono: è qui? La comitiva di ragazzi che circonda la loro compagna in giubbotto e piercing, la quale chiede: quando è aperto il Centro Antiviolenza? “Per venire a dire che mi ha fatto quello là.”  Il fatto nuovo è che il manifesto per l'inaugurazione ha "spaccato" e che a L'Aquila, nei giorni precedenti, non si parlava d'altro (grazie a Lina Faccia per aver inventato lo slogan “Prima non c’era/Adesso c’è”; grazie a Chiara Aliberti per averlo confezionato).

Blog e radio, televisioni e giornali hanno dato una copertura totale all'evento - come se la città, restata più pigra nei precedenti incontri di TerreMutate, aspettasse il fatto, l'apertura della Casa provvisoria, per muoversi. Sicché, nel clou del pomeriggio di sabato, si contanto duecento persone, ma molte altre sono passate e non si sono fermate, una sbirciata, una promessa. Una proposta o un desiderio. 

L’Aquila, le donne aquilane, ha risposto alla grande; ma in via Colagrande arrivano per prime, numerosissime, le "donne libere" di Ravenna, che hanno affittato un pulmino per essere qui. E a ruota le Donne in nero di Fano. Da Bolzano, per stare con noi un pomeriggio e una mattina, saranno in viaggio per due giorni. Si salutano, si riconoscono, insieme le Donne in Nero di Roma e le ragazze del Centro Antiviolenza Ananke di Pescara, che arrivano affannate da un’altra iniziativa, ma non son volute mancare. Laura Fortini e Giuliana Misserville della Sil, pur alla vigilia del loro convegno nazionale, sono arrivate e resteranno tutto il pomeriggio; insieme a Sara Vegni, rappresentante aquilana di ActionAid, c’è Rosanna Scaricabarozzi del coordinamento nazionale. “Abbiamo delle proposte per voi.” Come ne hanno le dirigenti di Befree Oria Gargano e Antonella Petricone. Proposte e domande sono già arrivate sul sito e sulla pagina Facebook, quasi tutte da L’Aquila, pare che la città abbia un gran bisogno di codesta Casa, pare che non aspettasse altro: un coro di uomini e donne vorrebbe cantare il 25 novembre contro la violenza contro le donne; un gruppo di formatrici e counselor vorrebbe attivare una collaborazione per bambini e adolescenti; insegnanti vengono a parlare, al tavolo in cui facciamo il tesseramento, di quanto sia importante “raccontare la città” a chi sei anni fa, quando c’è stato il terremoto, era troppo piccolo/a per averla conosciuta.

Come un fiume fatto di tanti rivoli, alle quattro e mezza del pomeriggio le stanze della Casa non contengono più le tante persone arrivate, bisogna invadere il terrazzo del condominio, speriamo che nessuno se ne dispiaccia. Ci sono le assessore Betti Leone ed Emanuela Di Giovambattista, con le quali, dopo anni di incertezze nell’interlocuzione con il Comune, si è realizzato il protocollo che ha portato all’assegnazione della Casa provvisoria. Ci sono davvero tantissime ragazze, qualche ragazzo che resta a distanza, ma molto curioso. Ci sono le donne che abbiamo visto, sparse, in questi anni, dal 2010 quando abbiamo costituito l’allora Comitato Donne Terre-Mutate (qualcuna purtroppo ha abbandonato, che peccato): impiegate, mediche, architette, pensionate pronte a collaborare per l’apertura della Casa, in quale orario?, chiedono. È il lavoro che aspetta, dopo la festa d’inaugurazione, TerreMutate e la Biblioteca “Donatella Tellini” – Centro Antiviolenza che abiteranno le stanze della Casa. Costruire la griglia che possa raccogliere, come una rete, progetti e iniziative; e, quasi più importante di tutto, una “quotidianità” in cui molte si possano riconoscere. 

 

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